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Perché è importante stabilire se i numeri del lotto sono equiprobabili?


La corsa

Eccoti, stai correndo come un forsennato partecipando ad una gara… a un certo punto riesci a superare il secondo, sei sul traguardo, ce l’hai fatta!… in che posizione sei?

La risposta è ovviamente seconda posizione. Lo ammetto, proprio come quella sopra, la domanda del titolo è a trabocchetto della serie “volevamo sapere se siete state attenti” :-). La risposta sembrerebbe infatti immediata perché se i numeri del lotto sono equiprobabili allora non c’è possibilità di ribaltare il vantaggio matematico del banco in nessun modo e pertanto il lotto è in ogni caso un gioco in perdita o meglio con probabilità molto limitate di vincere tanto più piccole quanto più a lungo si gioca o quanto più giocate sono effettuate se preferite. Questa risposta è esatta. ineccepibile dal punto di vista matematico e non è affatto banale. Non sono pochi infatti coloro che  appellandosi a progressioni, o martingale come si diceva un tempo, e non solo, pensano che sia possibile guadagnare anche con numeri equiprobabili alla sortita.

Un’idea che un tempo, quando la matematica del calcolo della probabilità non era ancora consolidata, ha affascinato anche alcuni scienziati tutt’altro che sprovveduti. Riportiamo, ad esempio, quanto scritto su Wikipedia a proposito dell’enciclopedista d’Alembert:

Nonostante i suoi enormi contributi nei campi della matematica e della fisica, d’Alembert è famoso anche per aver ipotizzato erroneamente, in Croix ou Pile, che la probabilità che il lancio di una moneta dia testa aumenta per ciascuna volta che il lancio dà come risultato croce. Nel gioco d’azzardo, la strategia di diminuire la puntata all’aumento delle vincite e di aumentare la puntata all’aumento delle perdite è perciò chiamata «sistema d’Alembert», un tipo di martingala.

Nonostante tali “sponsor” ad un’analisi più approfondita la teoria si è dimostrata totalmente infondata, se i numeri sono equiprobabili come accennavamo non c’è montante, sistema o trucchetto che tenga non si riuscirà a vincere sul lungo periodo. Per chi volesse saperne di più sulle progressioni consigliamo di leggere le nostre pagine sull’argomento cominciando da qui, ritornando al nostro discorso mi complimento con chi alla domanda del titolo ha mentalmente risposto appunto con quanto appena affermato sopra.

Eppure … come dicevamo nell’incipit di questo intervento, se la risposta è indubbiamente vera è pur sempre solo una premessa e il trabocchetto sta appunto sulle conseguenze logiche che si possono trarre da questa. La maggioranza di chi conosce bene queste cose infatti prosegue con qualcosa del tipo ” se gli estratti sono equiprobabili il lotto è un gioco in perdita e pertanto … tutti i siti, i giornali, i libri ad esso dedicato sono completamente inutili anzi lo stesso giocare diventa sciocco”.

Su questa seconda parte non siamo ovviamente d’accordo e speriamo che i nostri lettori lo sappiano bene visto che abbiamo scritto spesso a questo proposito. Non ha letto niente del genere? Ti perdono perché sei nuovo 🙂 ma ti consiglio vivamente di leggere la nostra introduzione a questo sito dove spieghiamo il nostro punto di vista.

In sintesi conoscere il gioco in maniera approfondita e sapere pertanto se i numeri sono equiprobabili è importante perché se c’è la possibilità di risparmiare perdendo meno o addirittura vincere qualcosa è ovviamente buono a sapersi e in caso contrario è comunque utile perché ci evita di buttare soldi in improbabili metodi “vincenti”. Questo non è essenziale per decidere se giocare o meno al lotto, per prendere tale decisione l’essenziale è sapere se il gioco (ed è proprio il caso di dirlo) vale la candela.

A questo proposito chiudiamo con una curiosità sapete che questo modo di dire è nato proprio dal gioco d’azzardo? Sempre da Wikipedia:

Questa espressione è di origine medievale (del XVI secolo secondo altre fonti). A quei tempi era necessario usare candele o lampade ad olio per qualunque attività notturna e il costo delle candele, specialmente per le classi sociali più basse, poteva diventare una spesa considerevole. Era quindi consuetudine, per i giocatori di carte, lasciare una piccola somma (o a volte una vera e propria candela) al proprietario della casa che li ospitava o all’oste della locanda.
Il modo di dire si diffuse rapidamente tra i giocatori d’azzardo, per indicare partite in cui si era perso molto denaro o nelle quali le vincite erano state così basse da non coprire nemmeno la piccola spesa lasciata per la candela.

 

 

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